BANCHE, MORIRE PER TROPPA TRASPARENZA

BANCHE, MORIRE PER TROPPA TRASPARENZA

La levata di scudi sulle banche nasconde colpe diffuse della politica ma anche della società civile.

L’ipocrisia è proprio una brutta bestia specie quando si usa per autoassolversi e scaricare su altri responsabilità in parte anche nostre. Ma eravamo proprio tutti all’oscuro di come girano certi ingranaggi bancari? E alcuni politici che oggi invocano giustizia per il pensionato sessantottenne impiccatosi dopo aver perso i risparmi di una vita, avevano mai presentato un’interrogazione in parlamento per sollevare, ad esempio, il problema della trasparenza?

Solo chi non ha mai aperto un conto corrente bancario, o acceso un mutuo, o sottoscritto obbligazioni o altro non conosce la caterva di scartoffie che ti fanno firmare. A occhi chiusi, perché se ti saltasse in testa di leggere tutto quello che ci sarebbe da leggere, passerebbe un tempo enorme e l’impiegato addetto certo non starebbe lì a braccia conserte ad ammirarti. Chi ha detto che le banche non sono trasparenti, a veder quel numero enorme d’informazioni, di codicilli, di note e noticine, dove si spiega tutto ed anche l’incontrario nei formulari, è in errore.  Di trasparenza si può anche rimanere intossicati, confusi, imbrogliati. Morire, appunto, di “chiarezza” ossessiva e truffaldina, perché probabilmente a leggere le carte firmate dal pensionato che ha sottoscritto le obbligazioni tossiche c’era di tutto e di più. E, nel caso in questione, anche un supplemento d’informazioni arrivato quando tutto stava per saltare a tutela, non certo dei poveri cristi risparmiatori, ma della “correttezza e limpidezza e trasparenza” (sic!) della Banca.

Ci si fida spesso del diretto e della filiale o dell’impiegato che ti raccomanda il tal o tal altro titolo. Il bisogno di sicurezza ti porta a creare, o a illuderti di farlo, rapporti interpersonali che ti rassicurino sulle operazioni finanziarie che vai a sottoscrivere. Ti capita anche di chiedere all’impiegato di banca che ti sprona a sottoscrivere un titolo se lui o la sua famiglia, suo padre o sua madre, l’hanno già fatto. E la risposta spesso è sì, che “mammà” ha accettato il consiglio del figliuolo. Impiegati imbroglioni? Spesso vittime di un sistema che impone loro risultati, costi quel che costi.

Pensate per un sol attimo se la dizione “il fumo può uccidere”, che si trova sui pacchetti di sigarette, la si trovasse a caratteri cubitali sui modelli per l’acquisto, ad esempio, di obbligazioni subordinate: Titolo pericolosissimo, pericolo di morte, si possono perdere tutti i soldi investiti.  Si, è vero, anche oggi c’è il livello di rischio, normale, medio, alto, apposto sui modelli  da firmare ma spesso i meno esperti non ci fanno nemmeno caso. Una scritta a tutto tondo, in bella evidenza, sarebbe un ottimo campanello d’allarme. Se poi per un attimo si fa il paragone con le giuste e restrittive norme legislative previste per l’etichettatura delle derrate alimentari, si comprende come qualcosa non funzioni nell’informazione a tutela del consumatore di prodotti bancari.

Matteo Renzi nella “sua” Leopolda non si sottrae a rispondere alle critiche sul decreto “salva banche”: “Lo rifarei domattina quel decreto perché senza, settemila lavoratori sarebbero stati licenziati, i conti correnti chiusi e non avremmo salvato i risparmiatori”. Va giù duro con Salvini ed i suoi ricordando che la Lega aveva “una banca di partito, che è rimasta al verde, e non per il colore di quel partito”, il riferimento è al Credieuronord. Aggiunge anche che “chi pensa di strumentalizzare la vita delle persone…, di strumentalizzare la morte gli fa schifo”. Eppoi, ribadisce che ci sarà la Commissione d’inchiesta “perché non abbiamo scheletri negli armadi”.  Una Commissione d’inchiesta – ci auguriamo - che non si limiti solo alla vicenda delle banche salvate ma che valuti nel suo complesso l’attuale sistema bancario italiano.

In Germania e in Francia la parte pubblica è presente in misura molto significativa nel sistema bancario. Come lo era l’Italia sino al 1992. E’ solo una questione di dirigismo politico quello Tedesco e Francese o, invece, “un modo saggio per mantenere in mano pubblica parte del sistema finanziario e produttivo, al fine di tutelare l’equilibrio dei poteri e contrastare il fenomeno devastante del capitalismo finanziario?” Bella domanda quella posta dell’ex ministro del Bilancio e della Funzione pubblica Paolo Cirino Pomicino. Una risposta della Commissione sarebbe quanto mai utile per evitare che passato il momento critico ed emotivo tutto rimanga “come prima, peggio di prima”.

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