CAMPANIA, TERRA DEI FUOCHI E DI SPERANZA. RACCOLTA FIRME PROMOSSA DA “ULTIMI” DI DON ANIELLO MANGANIELLO

CAMPANIA, TERRA DEI FUOCHI E DI SPERANZA. RACCOLTA FIRME PROMOSSA DA “ULTIMI” DI DON ANIELLO MANGANIELLO

don Aniello Manganiello - Ultimi per la legalitaL’associazione Ultimi per la legalità di don Aniello Manganiello e un gruppo di giovani dell’Agro-Nolano scendono in campo con proposte concrete, per affrontare l’emergenza rifiuti tossici in Campania.

Quella che era conosciuta dal mondo come Campania Felix oggi è tristemente nota come Terra dei fuochi. Da oltre vent’anni in Campania vengono interrati nelle campagne rifiuti tossici e scarti industriali provenienti da tutta Italia, smaltiti a costo zero, senza tracciabilità, evadendo il fisco e consentendo alle grandi industrie, soprattutto del Nord, di ricavare enormi profitti, arricchendosi a spese di onesti cittadini che in quelle terre ci vivono, si ammalano e muoiono. Una prassi barbara e miope, dettata da profonda ignoranza e incoscienza.

La delirante cecità di camorra, industria e agricoltori compiacenti, stimolata dall’avidità, non ha, però, messo in conto che quei rifiuti sversati in Campania ritornano sottoforma di carne, verdure, mozzarelle e grano. I rifiuti tossici vengono, infatti, interrati nei campi dove i contadini coltivano pomodori, insalata, finocchi, cavoli e dove gli agricoltori portano a pascolare le loro capre, gli agnelli, le bufale, le cui mozzarelle e carni finiranno sulle tavole di tutta Italia.

Rifiuti tossici non solo interrati ma anche incendiati, per impedire che dagli scarti industriali (conceria, gomme, farmaci) si possa risalire alla fabbrica di produzione. Da queste discariche abusive a cielo aperto si alzano così enormi nubi nere, venti di morte, flagelli insanabili, pronti ad avvelenare i nostri polmoni e il nostro futuro. Nubi tossiche che inquinano l’aria e polveri che ritorneranno sulle campagne e sui prodotti ortofrutticoli sottoforma di piogge acide.

Rifiuti tossici non solo bruciati ma lasciati marcire, senza teli e coperture, sui terreni delle campagne, pronti a penetrare nelle falde acquifere e a inquinare le acque dei pozzi, usate dai contadini per irrigare i campi.

Un circolo vizioso, improduttivo e ormai sotto i riflettori nazionali ed europei.

è bisogno di trasparenza e verità: questa è la principale richiesta di Ultimi. Associazione per la legalità. Una richiesta nata dal bisogno di informazione e divulgazione di dati certi per intervenire con proposte concrete e fattibili. L’obiettivo è quello di coinvolgere tutta la popolazione, le istituzioni italiane e quelle dell’Unione Europea, chiedendo una partecipazione attiva sul territorio e l’adesione a richieste specifiche:

  1. mappatura dei siti contaminati e pubblicazione dell’esito delle indagini;
  2. analisi dei pozzi, le cui acque sono utilizzate per irrigare i campi;
  3. Indagine epidemiologica della popolazione e la pubblicazione della stessa;
  4. sostituzione delle colture food dei terreni inquinati con piantagioni no-food (come aree boschive, fiori, canapa), per un tempo non inferiore ai venti anni;
  5. monitoraggio eseguito dall’esercito sui siti coinvolti negli sversamenti di rifiuti tossici e il controllo da parte degli stessi dei traffici illegali di camion;
  6. inserimento del reato ambientale nel codice penale ed il conseguente inasprimento delle misure carcerarie e delle pene pecuniarie;
  7. reperimento delle risorse attraverso i beni confiscati alla camorra e i proventi delle multe di chi si rende responsabile di crimini ambientali.

Saranno raccolte firme di consapevolezza e denuncia, al fine di dimostrare quanto sia condivisa e urgente la necessità di affrontare il dramma degli sversamenti e dei roghi di rifiuti tossici. Le firme, allegate al documento con le specifiche richieste, saranno poi portate all’attenzione del Prefetto della Repubblica di Napoli, al Parlamento Italiano e al Parlamento Europeo, previa richiesta di un’interrogazione parlamentare.

L’iniziativa promossa da don Aniello Manganiello intende dare voce agli ultimi, quelli al pianoterra della vita, obbligando lo Stato ad ascoltare richieste precise, seguite da indagini, interventi e controlli costanti e capillari.

Un gesto importante per chi è convinto che una spinta concreta possa partire solo dal basso, con una grande presa di coscienza, seguita da partecipazione e presenza costante sul territorio.

Ormai è improrogabile la nascita di una coscienza civica e ambientale per combattere quello che è un vero e proprio crimine contro l’umanità.

Dopo le numerose manifestazioni a Giugliano, Caivano, Orta di Atella, Nola, il #Fiumeinpiena di Napoli e il sostegno giunto anche dal Nord e dal Centro d’Italia, occorre, oggi più che mai, una grande presa di coscienza. Quest’ordinamento di intenti e anime è il bene comune di un’Italia che ancora spera e lotta. Un’Italia stanca di sopravvivere e piangere i suoi morti. Un’Italia che, unita, può e deve ribellarsi ad anni di silenzi e paure, incoraggiando denunce di industrie e istituzioni, che appoggiate dalla camorra e sostenute da agricoltori scellerati, hanno avvelenato e stanno ancora avvelenando una regione dalle straordinarie potenzialità.

Il popolo campano, stanco di continui soprusi, offeso e umiliato da vent’anni di silenzio, oggi cerca il suo riscatto, pacificamente, ripudiando ogni forma di violenza. Armato di propositività e speranza, stretto in un unico grido di indignazione, chiede di essere ascoltato e tutelato.

Oggi, siamo tutti chiamati a difendere la nostra terra. Tutti, Nord e Sud. La Terra dei fuochi non è sola, non è il ghetto dell’Italia, non è la pattumiera del Nord, ma Terra di tutti.

Sotto un unico stendardo, aconfessionale e apartitico, siamo tutti invitati ad una grande responsabilità: scendere in campo per il diritto alla vita.

Giuseppina Amalia Spampanato

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