TRA GRILLO E SALVINI C’È CHI SCENDE E CHI SALE

TRA GRILLO E SALVINI C’È CHI SCENDE E CHI SALE

C’è chi scende e c’è chi sale, non solo in politica, mentre Beppe Grillo è contestato a casa sua dai suoi, Matteo Salvini è applaudito da Jean-Marie Le Penn, come il cugino italiano che ci imita bene, e dalla figlia Marine che lo ritiene affascinante e estremamente coraggioso. Ci sono poi i sondaggi che danno il leghista unitario - Nord e Sud uniti nella lotta - in crescita.

Scala Pompieri_Ph Riccardo CattaniNon tanto tempo fa c’era chi in Parlamento era disposto a pagare cifre considerevoli pur di accaparrarsi un deputato o senatore. Certo, le maggioranze vanno… mantenute. Beppe Grillo, all’incontrario, ha sperperato il patrimonio di famiglia. Il modo con cui ha punito i dissidenti a colpi di espulsioni, con il sottofondo dell’applauso-consenso della rete, non poteva continuare. Il dissenso verso di lui è montato fino al punto da fargli vestire i panni di Forrest Gump - ma per la verità lo è sempre stato - e dichiarare di essere  un po' stanchino. Si è tirato da parte decidendo di voler interpretare il ruolo del “padre nobile” e designando una troica che dovrà gestire il Movimento. Non si capisce che parte andrà ad interpretare Casaleggio, insieme al figlio Davide, nel secondo tempo della storia dei pentastellati. Una scelta quella del fondatore del Movimento Cinque Stelle affrettata, dettata più dalla necessità della risposta (battuta) immediata, ad effetto, che dal ragionamento politico. Se con lui e Gianroberto Casaleggio alla guida del Movimento i mal di pancia c’erano e forse con un po’ d’attenzione e buon senso potevano essere gestiti, con la discesa in campo dei suoi “fidi furieri” il dissenso aumenterà. Il rischio di scissione è forte e rappresenterebbe un vero peccato per la democrazia del nostro Paese. Con tutte le sue contraddizioni, e al di là del dispotismo anacronistico della sua leadership, il Movimento Cinque Stelle ha rappresentato la vera novità politica degli ultimi vent’anni. Peccato che la teoria dell’isolamento - del non accordo sempre e comunque - per ribaltare il quadro politico, ha messo il Movimento fuori gioco.

Anche la Lega Nord, con i suoi miti e riti, fu a suo tempo una novità. La Lega di lotta e di governo, pur volendo la secessione dall’Italia in nome della Padania, riusciva poi a piazzare i suoi uomini in ministeri chiave: Interno, Bilancio, Industria, Riforme istituzionali, Agricoltura, nonché alla vice presidenza del Consiglio e alla presidenza della Camera dei deputati. Un vero magheggio istituzionale per un partito che con l’Italia unita proprio non ci voleva stare. La voglia di potere - e soprattutto di stare al potere - la Lega l’ha sempre avuta. Dopo il periodo nero dove si scoprì che i “mariuoli” non stavano solo nella “Roma ladrona” arriva il cambio di marcia salviniano, che fino a questo momento pare aver salvato la Lega. Il fiuto c’è nel Matteo di destra. Tutto quello che sta nelle viscere degli italiani Salvini lo cerca e lo rilancia. “Salvini - dice Renzi - scommette sulla rabbia, io sul coraggio”. Pare proprio che la rabbia degli italiani abbia superato i limiti di guardia. Il coraggio non manca, ma bisogna tirarlo fuori con fatti concreti e non con parole che non affascinano più. Non è un caso se negli ultimi sondaggi Renzi nel gradimento degli italiani scende sotto il 50 per cento, mentre Salvini passa dal 28 al 33 per cento. E Grillo? Precipita nei sondaggi al 17 per cento, al di sotto di Vendola. Peggio di così.… Un cambio di passo ci potrebbe essere per Renzi e i Grillini, ma anche per il Paese, se questi accettassero la proposta del presidente del Consiglio: “Se sono disponibili a scrivere con noi le regole, tutta la vita” insieme ovviamente fin che dura. Quello che stupisce nell’attuale bailamme della politica è che il Centro non batta un colpo. Eppure, al di là di impossibili e anacronistici ritorni al passato, potrebbe diventare l’elemento di vero equilibrio.
di Elia Fiorillo

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