HORROR? COMMEDIA? NO, MAGNIFICA PRESENZA. L’ULTIMO FILM DI OZPETEK SFUGGE A QUALUNQUE INCASELLAMENTO

HORROR? COMMEDIA? NO, MAGNIFICA PRESENZA. L’ULTIMO FILM DI OZPETEK SFUGGE A QUALUNQUE INCASELLAMENTO

di Chiara Selleri

Magnifica PresenzaMagnifica presenza. Titolo evocativo quello scelto da Ozpetek per il suo ultimo film. A quale presenza si riferisce? Ad Elio Germano? Alla fantasmatica compagnia Apollonio? Non ci è dato saperlo. Il regista turco lascia liberi gli spettatori di attribuire l’epiteto di magnifica presenza al personaggio che reputano più evanescente ma nello stesso tempo significativo. Forse potrebbe meritare questa magnifica definizione Luca Veroli alias Andrea Bosca, perché il personaggio che interpreta all’interno del film ha modi di fare delicati e perbene che ricordano altri tempi (si pensi, ad esempio, a come si rivolge al protagonista -il mirabile Elio Germano- : sembra quasi parafrasare dei versi d’amore della Szymborska, la poetessa polacca premio Nobel divenuta un bestseller in Italia nelle ultime settimane e alla quale il film è dedicato).

La storia che ci viene raccontata sullo schermo ha come protagonista Pietro, un giovane siciliano, gay, che giunge a Roma con l’ambizione di fare l’attore. E’ sfortunato in amore ma una maggiore fortuna lo assiste nella ricerca della casa: trova una bellissima villetta a poco prezzo. Dov’è il trucco? La casa è già occupata. Da chi? Dalla compagnia teatrale Apollonio, un gruppo di attori, tutti morti nel 1943, che sono rimasti intrappolati in quell’abitazione. Ma le magnifiche presenze dei fantasmi-attori si rivelano meno spaventose del previsto per il protagonista che riceve da loro dei preziosi consigli professionali, anche se un po’ demodé.

Ozpetek si rivela capace di gestire un grande cast di attori (da Margherita Buy a Vittoria Puccini, da Beppe Fiorello a Elio Germano) con mano lieve ma nello stesso tempo incisiva e affronta tutta una serie di temi (l’omosessualità, la memoria, la nostalgia, la famiglia) senza, però, fare prediche. Non è esagerato, pertanto, definire Magnifica presenza un capolavoro, un film che non può essere ingabbiato in un genere perché il regista con sincerità racconta ciò che sente, percorrendo due opposti e paralleli filoni che vanno ad intrecciarsi tra loro: il bisogno di Pietro di avere una famiglia, che poi trova nella compagnia Apollonio, e i fantasmi alla ricerca di qualcuno che li liberi definitivamente dalla loro ‘maledizione’.

Al di là di tutto, il regista turco ci lascia intravedere l’aspirazione a un mondo senza barriere, in cui ognuno possa rincorrere il proprio sogno e trovare una presenza amica.

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