IL MONTI BIS CHE DIVIDE I PARTITI

IL MONTI BIS CHE DIVIDE I PARTITI

di Elia Fiorillo

foto di Riccardo Cattani

Per primo fu Pier Ferdinando Casini a lanciare “Urbi et Orbi” la ricandidatura di Mario Monti a palazzo Chigi. Con sfumature diverse oggi cantano lo stesso ritornello sia Gianfranco Fini, sia Luca Cordero di Montezemolo. Ma anche, e non poteva essere diversamente, ministri di peso dell'attuale governo provenienti dall'aria dei “cattolici di Todi”, Passera e Riccardi. C'è chi parla come Fini di “lista civica per l'Italia” e chi come Montezemolo di “incontro tra società civile e politica”. Il succo che ne esce fuori della leadership finale, per dare credibilità alla politica, resta comunque Mario Monti. E' proprio questo il paradosso. Per uscire dal cul de sac in cui ci troviamo i “cavalli di razza” moderati della Prima Repubblica non trovano di meglio che invocare il professore bocconiano. Sotto sotto alcune componenti del Pd non vedono male il ricorso bis a Monti, il problema per loro resta di forma e di sostanza. La forma non può che essere l'elezione da parte dei cittadini di Monti, che deve trovare il modo di candidarsi anche se è già senatore a vita. La sostanza, con quello che bolle in pentola nel Pd sulle primarie, con il capo dei rottamatori Matteo Renzi che non ne vuol sapere del riciclo del professore, è che la cosa non si può fare. Per lo meno allo stato attuale, tenuto anche conto che Vendola e Di Pietro, due ipotetici alleati, non ci potranno mai stare.

Fu un errore di Napolitano il laticlavio a Monti? Oggi quella scelta, visto come si son messe le cose, può essere un problema. Allora, quando il presidente della Repubblica decise la nomina, era una finezza politica: mettere il futuro presidente del Consiglio, non eletto dal Popolo, sopra le parti. No, non era il prezzo della ricompensa preventiva, come pur è stato detto, per i servigi che il grande economista avrebbe dato al Paese e che potevano creare allo stesso problemi d'immagine o di altro tipo.

Se nel Pd c'è maretta, nel Pdl le cose non stanno meglio. Silvio Berlusconi guarda attonito la sua creatura rendendosi conto che è diventata un mostro dalle tante teste affamato ed ingovernabile. Ogni annuncio di trasmigrazione, come quello fatto ultimamente dalla Prestigiacomo, sono vere pugnalate al cuore. La grande operazione di ricamo politico che riuscì a mettere in essere con la nascita del Pdl è naufragata sotto la tremenda onda della mancanza attuale di potere, ma anche e soprattutto d'idee per costruire il futuro. Potrà essere lui, ex Unto del Signore, a fare il miracolo della resurrezione scendendo in campo, oppure dovrà rimanere ai bordi del rettangolo di gioco? E che fare sul Monti bis? Per ora il Cavaliere studia la scena politica a suon di sondaggi, poi deciderà. Lui, uomo pratico, non scarta niente a priori. Probabilmente, non a caso, fece balenare l'idea di una sua discesa in campo, poi non confermata, né smentita. Voleva misurare le reazioni ed i consensi? Forse. Resta il fatto che il suo “fido furiere” Angelino Alfano da sortite del genere ne esce sempre più delegittimato. Il vero problema per Silvio è la nuova legge elettorale. Una cosa è andare con lo sperimentato “porcellum”, un'altra è andarci senza. Finché all'orizzonte non apparirà chiaramente come si voterà Berlusconi non si muoverà.

Al di là delle parole e delle ipotesi sul salvatore Monti, se veramente c'è l'idea di fare sul serio, le forze che oggi lo candidano farebbero bene, da subito, ad impegnarsi unitariamente su tre tematiche: la legge elettorale, la norma sulla corruzione e quella sull'applicazione dell'art. 49 della Costituzione, ovvero sul funzionamento dei partiti a cui va correlato il finanziamento pubblico. Iniziative del genere sarebbero molto apprezzate dai cittadini. Come sarebbero visti con grande interesse percorsi credibili per il rinnovamento della politica. Non slogan, o furbizie per “cambiare tutto, ma nei fatti per non muovere punto”, ma idee forza da portare avanti anche con qualche passo indietro, leggi sacrificio, da parte delle attuali leadership. Cosa impossibile? Staremo a vedere.

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