IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA

Gianroberto_CasaleggioGianroberto Casaleggio come Greta Garbo, la grande attrice svedese degli anni 30, non rilascia interviste, rifugge senza garbo i giornalisti, interviene a porte rigorosamente chiuse al Workshop Ambrosetti di Cernobbio. “Tutta scena” si diceva una volta. Invece oggi si parla di marketing, che poi è la stessa cosa: come stare, e soprattutto rimanere, in scena.

 Il guru del Movimento 5 Stelle, capelli lunghi al vento stile anni 60 e uniforme omologata da business man, ha coniugato la ricerca del consenso politico alle nuove tecnologie. Bell'operazione, certo necessaria ed opportuna nell'era d'internet. Ritenere però che si possa passare dalla democrazia rappresentativa a quella della rete, ne passa. Non è riuscito ancora a spiegare il guru a 5stelle - ma forse l'ha fatto e noi non l'abbiamo saputo - come si possono mettere fuori gioco nel web gli impostori, i falsificatori, i furbi e via discorrendo. Come, insomma, evitare i tiranni-manipolatori. Perché o parliamo di democrazia, anche diretta, che ha comunque le sue regole, o di assolutismo dittatoriale. La via di mezzo non c'è. Sempre meglio la democrazia azzoppata, asfittica, mal messa che conosciamo noi, che l'arbitrio del singolo, anche se spinto dalle migliori e più oneste intenzioni. E qui val la pena ricordare il famoso aforisma di Winston Churchill: "È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora".

 L'altro problemino sono i contenuti. Le cinque stelle del movimento dovrebbero rappresentare le cinque tematiche di punta che Grillo e Casaleggio vogliono che si affermino: acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia. Questioni vitali per qualsiasi paese. Ma in quale tessuto politico ricamarle e con quali maggioranze? A suo rischio e pericolo l'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, provò a fare un'intesa con il MoVimento ed è fuor di dubbio che fosse disponibile a mutuare nel suo programma di governo molti punti che sono alla base del credo grillino. Fu deriso e abbandonato. Gli strateghi-guru a 5 stelle erano convinti che con la caduta di Bersani si ritornava al voto. Ed il bottino per il "non partito" che ha un "non statuto" sarebbe stato eccezionale: il governo del Paese senza compagni di viaggio. Per non andare a fondo ci siamo ritrovati, per fortuna, un presidente della Repubblica ed un governo emergenziali. Abbiamo messo "una pezza a colori", come si usa dire, che forse resisterà anche alla vicenda Berlusconi. Anzi, speriamo che non si strappi. Certo, auspichiamo un esecutivo diverso, non limitato nel suo impegno da ragioni oggettive relative al compromesso da cui è nato. Ma tant'è per il momento. Andare oggi alle elezioni farebbe perdere all'Italia d'amblé quel pò di credibilità internazionale che sia il governo Monti che Letta hanno dato.

 Per il duo di comando pentastellato quello che conta veramente è l'opportunismo elettorale, che non ha limiti. Ad essere onesti questo vizio capitale non è solo loro. Andare, quindi, alle elezioni nella certezza di portare a casa il premio di maggioranza del "Porcellum". Ma è sicuro Beppe Grillo che niente è cambiato nel "sentire" degli italiani dalle ultime elezioni? E' proprio certo che il bottino elettorale sarà più ampio dell'ultima volta? Con molta probabilità in se stesso di dubbi ne ha tanti, ma come dire ai suoi che forse su alcune scelte si era sbagliato? Ne andrebbe del suo carisma di conducator senza macchia, né paura: tutto d'un pezzo. E, allora, avanti a sparar con alzo zero su tutto, dal presidente Napolitano alla nomina di Amato alla Corte Costituzionale; al dissenso al suo interno, anche minimo.

 Da Grillo, ma in generale da chi decide in assoluta autonomia d'impegnarsi per il Paese, il popolo sovrano chiede, anzi pretende, "politica", cioè il "governo della città". Non ha bisogno di annunciazioni miracolistiche o battute al vetriolo che tutto destabilizzano ed infangano. Cancellare tutto per poi far rinascere dalle ceneri della seconda Repubblica una Fenice purificata è un'assurdità. Un vecchio detto diceva: "La politica non conosce né risentimenti personali, né lo spirito di vendetta. La politica conosce solo l'efficacia". Proprio la cosa che manca, l'efficacia della gestione, che ovviamente vuol dire compromesso, ma su un obiettivi alti, non personali né di gruppo.

L'ultima invenzione dei pentastellati è la richiesta del voto palese sulla vicenda Berlusconi. Una faccenda di "regole" che non possono essere cambiate a secondo le convenienze dell'ultimo momento. I padri costituenti il voto segreto lo vollero proprio per salvaguardare la democrazia, per evitare intimidazioni, in modo che i parlamentari votassero secondo coscienza. Ci piaccia o no la democrazia si fonda su regole che vanno sempre rispettate.

di Elia Fiorillo

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