IL NATALE DEI NUOVI POVERI

IL NATALE DEI NUOVI POVERI

di Chiara Selleri

foto di Teresa Mancini‎«Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene. [...] Natale è atto di accusa. […] Natale incalza a fondo i disertori». Così definisce il Natale lo scrittore napoletano Erri De Luca. Così è percepito il Natale dai nuovi poveri, avvocati, insegnanti, commercianti, che devono fare i conti con una nuova realtà, la povertà, la cui soglia ormai si sposta sempre più avanti. Spesso queste persone hanno vergogna di mostrarsi, hanno vergogna a presentarsi alle mense degli ultimi organizzate dalle varie associazioni; qualcuno di loro tenta ancora di fingere, si presenta fuori orario e chiede la scodella per evitare l'impatto con i compagni ma poi prende coraggio e trova il suo posto: ultimo tra gli ultimi.

Napoli è una città aperta alla solidarietà, attenta agli ultimi e sempre con la mano tesa a chi ha più bisogno; è una città viva, piena di associazioni che organizzano mense (non solo in occasione del Natale) per gli ultimi: si pensi, ad esempio, ad una forte realtà come la Comunità di Sant'Egidio, presente in vari punti della città. Come sostiene Antonio Mattone che coordina i volontari di quest'associazione, «l'amicizia con i poveri non finisce a Natale ma prosegue ogni giorno e non si limita a fornire pasti e abiti ma cerchiamo anche di far crescere la Scuola della pace alla quale iscriviamo i nostri bambini e quelli rom». La Comunità di Sant'Egidio, nata a Roma più di quarant'anni fa per iniziativa di Andrea Riccardi (ora ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione nel governo Monti) e oggi presente in tante città italiane e straniere, è vincente nel suo lavoro con gli ultimi perché non li tratta come tali ma li fa sentire a casa, in famiglia. Nei pranzi organizzati dall'associazione non troverete mai tavolate di soli poveri ma, accanto al povero, il volontario che lo incontra tutto l'anno; tutto è studiato e pensato nei minimi particolari: ci sono i volontari che si occupano di apparecchiare la tavola, c'è chi serve il vino, chi distribuisce i doni di Natale, chi scatta le foto, chi prepara i pasti in cucina. Tutto è organizzato per far vivere agli ultimi un Natale con i fiocchi. Questi pranzi di Natale garantiscono a Napoli pasti caldi per mille persone: si pensi alle grandi tavolate allestite nella chiesa di S. Pietro Martire di fronte all'Università Federico II e nella basilica dei Santi Severino e Sossio nel cuore di Napoli. Partecipando ad uno di questi pranzi, potete incontrare tanto l'immigrato quanto l'anziano solo, tanto il senza tetto quanto il rom, tanto il disabile quanto l'impiegato che ha perso il lavoro. Questo slancio di solidarietà, che parte dalla Comunità di Sant'Egidio e abbraccia l'intera città, è condiviso anche dal cardinale Crescenzio Sepe che, in occasione del Natale, ha invitato i napoletani tutti «a lavorare per una società che sia meno egoista, meno indifferente, più umana e più giusta.»

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