L’ITALIA È LA BELLA ADDORMENTATA. BELLOCCHIO PRESENTA ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA IL SUO ULTIMO FILM

L’ITALIA È LA BELLA ADDORMENTATA. BELLOCCHIO PRESENTA ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA IL SUO ULTIMO FILM

di Chiara Selleri

‘Bella addormentata’ è l’ultimo film di Marco Bellocchio. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, la pellicola ha ottenuto un gran successo di pubblico. Il regista piacentino, in questo suo ultimo lavoro, si è confrontato con un tema scottante: la libertà di cura. Il film è giocato sull’intrecciarsi di varie storie: il caso Englaro visto attraverso la prospettiva di un senatore del Pdl, la vicenda di una tossicodipendente e il dramma di una madre con una figlia in coma. Non è un film sul caso Englaro ma un film sul valore della vita e della morte.

«È un film che piuttosto che occuparsi dell’aspetto fisiologico del coma si occupa del coma dei sentimenti, del coma delle idee, di un’anarcosi generale che viene raccontata come una possibilità di risvegli». Con queste parole Toni Servillo sintetizza il senso del film che Marco Bellocchio ha presentato all’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Bella addormentata - questo il titolo della pellicola - è stata accolta con sedici minuti di applausi ma, già prima di approdare in laguna, il film aveva suscitato numerose polemiche. Le accuse dei politici di destra sono implacabili: «una storia anticattolica» che dà forma ad un film «scontato e prevedibile».

Il regista piacentino, a distanza di tre anni e mezzo dalla vicenda Englaro, ha voluto farci rivivere con questo lavoro il clima che aleggiava in Italia nei sette giorni (dal 3 al 9 Febbraio 2009) che precedettero l’interruzione della vita di Eluana nella clinica comunale "La Quiete" di Udine. Si intrecciano sullo schermo numerose storie, legate tra loro dalla riflessione sul valore della vita e della morte. La storia di una tossica (interpretata da Maya Sansa) che vorrebbe tentare il suicidio, a cui si oppone un medico (Pier Giorgio Bellocchio, figlio del regista), si intreccia con quella di un’attrice (Isabelle Huppert) che sacrifica il suo mestiere per la figlia in coma. A queste due vicende fa da sfondo la ricostruzione del clima politico di quei giorni, quando il premier di allora, Silvio Berlusconi, voleva far approvare una legge che impedisse la libertà di cura. L’anima del dissenso e del dubbio è incarnata da Toni Servillo. L’attore campano interpreta un deputato del Pdl che ha intenzione di votare contro la proposta di legge del suo partito, di spiegare le sue ragioni in aula e, in ultimo, di dimettersi. Servillo riesce con maestria straordinaria a rendere sullo schermo il conflitto che il deputato Pdl si porta dentro e che ha intorno: da una parte, la moglie malata che egli ha aiutato a non soffrire più; dall’altra, la figlia (Alba Rohrwacher), attivista del Movimento per la vita, che non vuole che venga staccata la spina ad Eluana. Il personaggio del deputato Servillo si ispira ad un personaggio reale, un politico friulano, amico di Beppino Englaro, che pare fosse deciso, in quei giorni convulsi, ad esprimere la sua opposizione alle scelte del partito e a dare voce alla propria coscienza. Il deputato Servillo insieme all’attrice Huppert sono i personaggi dinamici della pellicola. I politici, invece, «sono smarriti, depressi, infelici, vagano per il centro senza sapere che fare, sentendosi inutili, terrorizzati dall’idea che la televisione non li chiami più, sempre più convinti di non contare niente», come in una sequenza del film sostiene il senatore psicanalista Roberto Herlitzka. Insomma, l’autore di Buongiorno notte e di Vincere ci offre il ritratto di un’Italia «un po’ assopita, come in stato di dormiveglia» che, come la giovane tossica interpretata da Maja Sansa, deve risvegliarsi per riprendere in mano il suo destino.

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