NO WOMAN, NO STREET. PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE INTITOLARE UNA STRADA AD UNA DONNA

NO WOMAN, NO STREET. PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE INTITOLARE UNA STRADA AD UNA DONNA

di Chiara Selleri

foto di Teresa Mancini

foto di Teresa Mancini

Il primo convegno dedicato alla toponomastica femminile si è svolto a Roma alla Casa Internazionale delle Donne. L’iniziativa è stata lanciata da un gruppo Facebook ,Toponomastica femminile, perché solo il 4% delle strade italiane è dedicato alle donne. Come mai? Il fenomeno documenta lo scarso riconoscimento tributato a figure femminili che hanno fatto la storia del nostro Paese. Però cambiare si può. Anche a partire dalle targhe stradali.

Sabato 5 e domenica 6 Ottobre scorsi si sono ritrovate per la prima volta alla Casa Internazionale delle Donne a Roma, in via della Lungara, le volontarie che curano la pagina Facebook e il sito dedicato alla toponomastica femminile per il primo convegno dedicato a questo tema. Vi hanno partecipato, però, anche alcuni uomini in veste di studiosi di geografia e toponomastica.

Perché è così importante dedicare una strada ad una donna? Lo ha spiegato sulle pagine di Repubblica la filosofa Michela Marzano: «Certo, se si prende la lista degli statisti o dei filosofi, degli economisti o degli scrittori, di donne famose non ce sono tantissime. Anzi, nel passato erano quasi del tutto inesistenti o trasparenti. Non perché gli uomini fossero per natura migliori, ma perché per secoli non ci sono state le condizioni sociali, politiche e culturali perché le donne potessero esercitare determinati mestieri e uscire dalla sfera privata in cui erano relegate». Le parole della filosofa riguardano il passato. Eppure ancora oggi, nonostante le donne abbiano fatto dei grandi passi in avanti e si preparino ad occupare i vertici del Paese, c’è una latente discriminazione nei loro confronti che si manifesta attraverso particolari banali, come intitolare loro una strada.

Ebbene sì. Solo il 4% dei toponimi negli 8.100 comuni italiani sono femminili. Piazze, strade, giardini, biblioteche sono dedicati ad uomini, che siano mediocri o sconosciuti poco importa. Le attiviste del gruppo Toponomastica femminile, che hanno raccolto oltre quattromila adesioni, hanno promosso sul web un censimento fatto non solo di numeri ma anche di fotografie che documentano il mancato riconoscimento a figure femminili di spicco della nostra storia. Le più gettonate, nell’intitolazione di una strada o di una piazza, finora sono le Madonne seguite da sante, beate e martiri. E dove sono letterate, politiche, artiste? Beh, di loro non c’è traccia. Sulle loro tracce, però, si è messa Maria Pia Ercolini, romana, docente di geografia, che è la fondatrice del gruppo sul web ed ha indetto il censimento. Il cambiamento può solo partire dal basso: innanzitutto, cambiando le targhe stradali. Non si tratta solo di rompere una consuetudine ma di dimostrare che accogliere e riconoscere le donne quanto gli uomini è possibile. Ci sono già, in particolare nelle regioni del centro-nord, alcune amministrazioni comunali che si sono mostrate disponibili ad un’eventuale rivoluzione nell’ambito della pari rappresentanza delle targhe: in testa, l’Emilia Romagna seguita dall’Umbria e dal Friuli.

Numerose le proposte che sono state fatte al convegno romano sulla toponomastica femminile, tra cui la possibilità di intitolare una strada alla giornalista e scrittrice Miriam Mafai; mentre alle parlamentari costituenti potrebbero essere dedicate le targhe di nuove zone abitative. Ci si impegnerà anche a favore del riconoscimento delle partigiane.

Dall’intitolare strade e piazze alle donne si potrebbe partire, dunque, per favorire non solo un processo di riconoscimento ma anche di conoscenza della storia delle donne che hanno fatto il nostro Paese. Perché non iniziare dalle scuole?

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