PROFUMO E L’ORA DI RELIGIONE: FANNO DISCUTERE LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO SULL’IRC

PROFUMO E L’ORA DI RELIGIONE: FANNO DISCUTERE LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO SULL’IRC

di Chiara Selleri.

foto di Teresa Mancini

Le dichiarazioni del numero uno di viale Trastevere riguardo l’insegnamento della religione cattolica scatenano un polverone. Le intenzioni iniziali di Profumo erano buone: il ministro aveva evidenziato la necessità di adattare l’ora di religione ai tempi e alla scuola che cambia. Peccato che, passato qualche giorno, abbia dovuto aggiustare il tiro per non turbare il Vaticano e la schiera dei cattolici. Forse è stata solo un’operazione per distrarre gli italiani dai veri problemi della scuola?

L’ora di religione. Così si intitolava il film, uscito nelle sale nel 2002, che suscitò numerosi dibattiti e fu guardato con avversione soprattutto dagli ambienti ecclesiastici. Il protagonista del film, Ernesto Picciafuoco (Sergio Castellitto), ateo convinto, è attraversato da un dubbio: far frequentare a suo figlio l’ora di religione a scuola oppure no?

Il ministro dell’Istruzione, Profumo, in occasione dell’apertura al pubblico della Biblioteca ministeriale di Viale Trastevere, ha manifestato dubbi e perplessità riguardo l’ora di religione. I programmi vanno rivisti e adattati ai tempi che cambiano: oggi la scuola è aperta e multietnica. «Credo che l'insegnamento della religione nelle scuole così come concepito oggi non abbia più molto senso. Probabilmente quell'ora di lezione andrebbe adattata, potrebbe diventare un corso di storia delle religioni o di etica». Queste sono le dichiarazioni del ministro che hanno scatenato l’ira dei cattolici che sostengono, invece, che la proposta dell’insegnamento della religione cattolica a scuola è già cambiata. Non si tratta di lezioni di catechismo ma di «una introduzione a quei valori fondanti della nostra realtà culturale che trovano la propria radice proprio nel cristianesimo», come afferma con convinzione monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e presidente della Commissione episcopale per l’insegnamento della religione cattolica.

In fondo, il numero uno di viale Trastevere non ha tutti i torti, sebbene da poco abbia rinnovato con un rappresentante del Vaticano, il cardinale Bagnasco, un accordo relativo a tale materia. Sicuramente l’insegnamento della religione cattolica che, con i Patti Lateranensi del 1929 fu esteso anche alle medie e alle superiori come «fondamento dell’istruzione pubblica», ha alcuni peccati d’origine: è una disciplina a pieno titolo ma la sua valutazione è fuori dalla pagella e non è oggetto dell’esame di Stato. Insomma, la religione cattolica a scuola è ai margini. Per non parlare dei docenti: dipendenti dall’ordinario diocesano, sono, però, gestiti e stipendiati dallo Stato.

Il ministro - è vero - non ha mai parlato di abolire l’ora di religione a scuola ma almeno di aggiornarla sul piano dei contenuti. Peccato che sia bastato qualche giorno per fargli cambiare idea: «Non penso di cambiare le norme», ha scritto in una lettera di risposta al filosofo Giovanni Reale che si era mostrato contrario ad eventuali modifiche relative all’ora settimanale di religione nelle scuole italiane.

Insomma, abbiamo scherzato… Troppo spesso in Italia ci si perde in queste sterili e vacue polemiche ideologiche, dimenticando i problemi reali e le esigenze della scuola italiana di oggi.

I commenti sono chiusi